Sulle tracce del Tor

2012-07-29 003 004.jpgIl TOR : una cavalcata lunghissima, 7 giorni immersi tra le montagne più belle d’Italia, 7 giorni soli con se stessi, con la propria fatica e le proprie speranze, ma abbracciati in uno spirito di fraternità con gli altri partecipanti e con tutti i volontari che ti assistono. Un Sogno !

E di questo sogno, abbiamo voluto assaggiarne un pezzo, averne un’anticipazione, per sentire un pò di quello spirito, vedere un pezzo di paradiso, per sentirsi un pò “giganti”.

Daniele dice : “Una volta, nella vita, lo si deve provare”. Lui lo ha già fatto e ne è restato stregato. Alcuni di noi, tra 40 giorni saranno alla partenza, altri lo sogneranno almeno per altri 400 giorni, ma ne siamo tutti certi : “Un giorno, ci sarò !”.

Quando, dopo la prima salita, arrivo al colle e mi arresto dinnanzi all’ometto (caratteristico delle Alte Vie valdostane), visto mille volte in foto o video, il cuore mi si apre, mi sembra di entrare nel “sogno”.

Questi sentieri li sento diversi da tutti quelli già percorsi, li sento pieni di magia, o forse sono io ad essere diverso. Forse assorbo i sogni di tutti quelli che sono già passati da quì, con le loro emozioni e sensazioni, con la loro fatica. Ho la sensazione reale di “essere in cammino”, come un antico pellegrino, il lato sportivo cade, perde di significato, il tutto si trasforma in viaggio.

Dai colli, nuove valli si presentano alla nostra vista, sfioriamo lucentissimi laghi alpini, attraversiamo stupendi villaggio con i tetti in losa.2012-07-30 001 037.jpg

Il gruppo si allunga, si ricompatta, si allunga di nuovo : ognuno è libero di muoversi al proprio passo, senza classifica o cronometro. A volte si resta indietro per una crisi, per togliere o mettere un indumento, per una foto o semplicemente per prendersi un momento di intimità, con gli occhi velati dalla commozione per l’apparire, dietro ad un costone, di una cima innevata.

 

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Grandi distanze, grandi emozioni, grandi cuori.

Questo è il TOR. Questa è la vita.

…. GRAZIE Raffa, Pat, Steu, Mauro e Daniele

 

Prima Tappa      : La Thuile-Valgrisenche           31,5 km 2286 D+   8h

Seconda Tappa : Valgrisenche – Eaux Rousse    30,6 Km 2495 D+   7h15

 

Qualche foto su :

https://picasaweb.google.com/ultraandareoltre/SulleTracceDelTOR#

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100 miglia nel … parco

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Domenica mattina, Parco Ruffini, ore 10.30.

– “Ma lei, è uno di quelli che ha fatto questa corsa ?”

Mi volto e mi trovo dinanzi un anziano signore, distinto, in giacca e cravatta, che mi guarda attento.

– “Si ….” – rispondo – “…perchè ?”

– “Mi scusi, ma …. volevo solo salutarla …. “.

Mi porge la mano, mi sorride, ci scambiamo un saluto e lui se ne và.

Probabilmente si voleva solo rendere conto se ero “vero” oppure se fossero sbarcati gli extraterrestri.

 

Siamo abituati, come runner o trailer, a coprire grandi distanze, a cambiare panorami e luoghi durante le nostre scorribande, senza guardare molto lo scorrere del tempo, …. in fondo due ore più o due ore meno ……

Nelle corse circardiane invece, il concetto si ribalta, lo spazio non ha molta importanza, basta una pista di 400 mt., sempre uguale, monotona, …. ma prende importanza il tempo … si dilata … lo si esplora … lo si “vive” ….

Un’altra dimensione !

 

24 ore di Torino. Parco Ruffini.

Distanza da casa : circa 2,5 km.

Luogo abituale di allenamento infrasettimanale.

Inizio di aprile : la stagione trail è agli inizi, qualche trail corto in calendario. Questo è il momento più propizio per me, per investire qualche centinaia di chilometri di asfalto per preparare questa avventura che da qualche anno ho nella testa.

Il caldo della scorsa settimana, che ha fatto esplodere letteralmente la “natura”, mi suscita qualche timore : ce la farò prima dell’insorgere della mia allergia ai pollini ?

 

 2011-04-13 001 001.jpgCon questo dubbio, mi presento alla partenza, sabato mattina alle 9. L’ambiente è famigliare, i partecipanti arrivano alla spicciolata e sembrano tutti conoscersi, il famigerato “popolo delle lunghe”. Ma … tra gli altri, … riconosco qualche spaesato trailer. Ci si prepara, ognuno con le proprie azioni consuete, frutto più della scaramanzia piuttosto che delle reali esperienze : cè chi si “incerotta” i capezzoli ( che male !! ), chi si spalma di unguento bianco i piedi, chi appunta con precisione maniacale il pettorale sulla maglietta, manca un’ora alla partenza e c’è già chi è perfettamente pronto,”numerato”, con la borraccia in bocca che succhia chi sa quale strano intruglio .

Io ho pensato di partire con la maglietta degli “Orchi” ed un paio di pantaloncini tipo ciclista, una cintura con taschino posteriore e degli scomparti per delle piccole bottigliette, tipo bombe a mano, un vecchio regalo di Natale ricevuto ( … perchè non me la sarei mai comprata … ). In una delle bottigliette ho messo la mielata, una mia recente scoperta che si è già rivelata utilissima come alimentazione in corsa, in un’altra tasca la vaselina, in un altra ancora il telefono.

Questo fardello aggiuntivo, si rivelerà a posteriori, inutile perchè in una 24 ore, ogni 8/10 minuti si passa dinnanzi ai tavoli del ristoro e delle borse personali, dove c’è disponibile ogni ben di Dio.

Mancano pochi minuti alla partenza, ci si raduna sotto il gonfiabile per le ultime indicazioni di Enzo, direttore di corsa ed ispiratore di questo evento.

 

Faccio la conoscenza, in questo frangente, di Flavio, che indossa un cappellino con la scritta “WS 100 – Western States”.

-“Ma scusa, sei stato alla Western States”.

– “Si.”

 

Ora, le parole del direttore di corsa non contano più, scompaiono, coperte da quelle di Flavio che, a piccole perle, mi racconta qualcosa di questo “sogno” americano (per chi non lo sapesse la WS100 è la 100 miglia trail più vecchia e famosa degli Stati Uniti, nei territori del vecchio west).

Non basta, … lui è stato 3 volte anche alla Hard Rock, altra durissima 100 miglia americana, e come se non bastasse ha partecipato 2 volte alla … Spartathlon !!

Parlando con Flavio, la partenza … scorre …. inosservata.

Ci troviamo a correre affiancati, io e la “leggenda”.

I giri iniziano a passare, accompagnati dai commenti :

-“Vedi quello ….. è uno “spartano”, cioè un finisher della Spartathlon ….. vedi quell’altro …. lo scorso anno si è ritirato a pochi km dall’arrivo ….. sempre della Spartathlon…”.

 

Stò correndo in mezzo alle “leggende” !!

 

Ben presto, però, mi accorgo che … di “leggenda” non si campa …e quindi, prima di perdere il controllo della situazione, faccio partire il mio “timer” che cadenzerà il mio procedere, nelle prossime ore : 9 minuti di corsa e 1 minuto di cammino, ed avanti così …. finchè ce la farò.

Le ore scorrono, lente, … le crisi arrivano, si insediano, …. e poi passano …. basta avere pazienza e cercare di restare sempre “presenti” ed “attenti” ai segnali che il nostro corpo ci trasmette. La formula della 24 ore su circuito è l’ideale per una corretta gestione del proprio procedere: ogni giro ci si può (anzi…. ci si deve) alimentare, bere, vestirsi, svestirsi, dormire, andare in bagno, ecc…

Non ci si deve però far prendere la mano, perchè si rischia di perdere tempo, “prezioso” poi nel finale.2011-04-13 001 004.jpg


 

Il giorno lentamente scorre, scorrono le persone ai fianchi del percorso, le ombre degli alberi si spostano, quasi come se si guardasse attraverso un obbiettivo fisso che fotografa la stessa scena per tante ore di fila.

Le grida giocose dei bambini del pomeriggio lasciano il posto alla musica della giostra a catena, che a sua volta si spegne per lasciare spazio al silenzio della città che dorme. L’arrivo dell’alba è annunciato da qualche merlo solitario che inizia a cantare.

 

Ci si pone delle mete intermedie …. quando arriva la pasta ? …. quando arriva Bianca con la birra …. stò arrivando ai 100 km ….l’alba …… il sole …..

 

Nella notte il percorso si “spopola”, …. l’organizzazione ha messo a disposizione tende, brandine e coperte, che …. come il Canto delle Sirene per Ulisse ….. ammaliano i più “deboli”, che si abbandonano tra le braccia di Morfeo …

 

Una cosa di cui ero certo prima di partire era che io non mi sarei fatto tentare …. e così è avvenuto.

 

Finalmente, con il sole, arrivano anche le ultime due ore ….

Durante la notte, …. per merito delle Sirene … la mia posizione in classifica è lentamente ma inesorabilmente migliorata di ora in ora, dal 20° posto della mezzanotte sono salito fino al 13°.

E qui ….. è scattata la mia “competitività” …. che pensavo scomparsa …. ormai da anni ….

Flavio, con il quale, nottetempo, avevo diviso … dolori, sudori, scoramenti e … birre, mi dice : “Siamo a portata della prima donna !” .

” Cooosa ! La prima donna …. ma io non l’ho mai vista neppure da lontano …”.

E così, un passo (un pò più veloce) dopo l’altro, arriviamo agli ultimi giri …. i giudici danno un birillo rosso a ciascuno, da posare a terra allo scadere delle 24 ore … e quel birillo …. ci trasforma in … mezzofondisti.

Non avrei mai più pensato di correre in quella maniera, dopo 23ore55minuti …..

“Flavio …. se …. non … muoio …. adesso ….”

 

E così si conclude questa “stupenda” avventura che mi ha visto debuttante ( …. con esperienza….) in questa nuova pagina dell’ultramaratona che non avevo ancora visitato.

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Silver

9-10 aprile 2011

24 ore di Torino

161 km

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Lezione di discesa


Ultrafondus Stage UTMB – La Discesa secondo Vincent Delebarre
Caricato da Philufo

In qualche minuto, Vincent Delebarre dà alcuni consigli per scendere in modo efficace e meno traumatico su di un trail.  Si deve cercare di appoggiare i piedi quasi di piatto, con il tallone che atterra leggermente prima della pianta. I piedi percorrono una traiettoria molto rasoterra. Più la discesa è ripida e più si devono fare passi corti. L’istinto ci porta a restare con il busto all’indietro, mentre si ha un miglior appoggio portandosi leggermente in avanti. Il bacino deve percorrere una traiettoria il più possibile rettilinea, al contrario della corsa normale, nella quale oscilla su e giù. Per fare ciò si deve fare un “gioco” di caviglie, ginocchia ed anche. I bastoncini, sempre impugnati senza il laccetto,ci possono aiutare ad alleviare il lavoro di ammortizzazione fatto dalle gambe.

 

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Un nuovo obiettivo : TDS 2010


TDS 2009
Caricato da ticabri63

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Ritorno alle origini …

Sono nato in collina, dove uscendo di casa … o scendi o sali.

Le mie prime esperienze di corsa sono state sempre traumatiche : partenze in salita per almeno 6 km. oppure partenze in discesa ma poi … per tornare a casa, salite inevitabili.

Qualcuno potrebbe obiettare : “Bene ! Avevi tutti i presupposti per diventare uno “scalatore”!”

Balle !! Alle gare di resistenza organizzate dall’oratorio arrivavo sempre ultimo !

La svolta c’è stata con il matrimonio : sono sceso a “valle”, nella città.

Allora si, che correre è diventata una cosa piacevole. Ci ho preso gusto e …. sono arrivate le prime soddisfazioni ( non certo come risultati perchè è difficile che una tartaruga arrivi prima, però …. arriva ).

Questa introduzione per “inquadrare” il percorso di oggi : alla ricerca dei sentieri sulla collina di Cavoretto.

SapponeTrail.jpg

Valle Sappone, sentiero n°10 dal Fioccardo al Colle della Maddalena. Qualche variante, nel mezzo, per aumentare il D+. Alla fine sono usciti circa 400 mt.D+ per 16,7 km. Il tratto in trail è di circa 3 km., quasi tutti in salita.

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Everest Lafuma Sky race 2009

P1000728.JPG“Himalaya”: solo la parola richiama alla mente montagne altissime, ghiacciai immacolati che fanno da fondale a valloni ripidissimi e stupendi, strisce di tela multicolore che sbattono al vento, piccoli uomini che scompaiono sotto carichi immensi, grandi fatiche e grandi imprese …

EVEREST LAFUMA SKY RACE = Himalaya + Trail : un’accoppiata da sogno.

Ma non certo per tutti : a parte il costo, che sarebbe forse superabile utilizzando i risparmi (un sogno così ne vale sicuramente la pena), ma si deve anche superare una visita medica severa, con prova da sforzo in condizioni di scarsità di ossigeno.

Cedric, un amico transalpino, stupenda persona e trailer navigato, ha giocato la sua carta: c’è stato. Con lui, una ventina di atleti, di varie nazionalità tra cui due italiani.

La loro esperienza è terminata da poco ed il ritorno alla normalità non è stato sicuramente facile. Tra di loro, una ragazza francese, Virginie ( Souris per gli amici kikoureur) ha “fermato” le sensazioni e gli scenari di quei giorni, fotografando tutto ciò che la colpiva e … non sono state certo poche cose !

Mettetevi comodi, chiudete la porta ed il telefono, scegliete una musica adatta e … iniziate a sognare !

http://picasaweb.google.fr/VirginieSouris/ESR_Nov2009_Liaison_Kathmandou_0711#

http://picasaweb.google.fr/VirginieSouris/ESR_Nov2009_Etape1_0911#

http://picasaweb.google.fr/VirginieSouris/ESR_Nov2009_Etape2_1011#

http://picasaweb.google.fr/VirginieSouris/ESR_Nov2009_Acclim_1111#

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http://picasaweb.google.fr/VirginieSouris/ESR_Nov2009_Etape4_1311#

http://picasaweb.google.fr/VirginieSouris/ESR_Nov2009_Etape5_1411#

http://picasaweb.google.fr/VirginieSouris/ESR_Nov2009_Etape6_1511#

http://picasaweb.google.fr/VirginieSouris/ESR_Nov2009_Etape7_1611#

http://picasaweb.google.fr/VirginieSouris/ESR_Nov2009_Liaison_1711#

http://picasaweb.google.fr/VirginieSouris/ESR_Nov2009_Etape8_1811#

http://picasaweb.google.fr/VirginieSouris/ESR_Nov2009_Etape9_1911#

http://picasaweb.google.fr/VirginieSouris/ESR_Nov2009_Liaison_2011#

http://picasaweb.google.fr/VirginieSouris/ESR_Nov2009_Retour_2111#

Buon Viaggio !

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Si riparte …

Mezza giornata libera e la voglia di “salire”. Sono curioso di vedere il tratto della Maratona Alpina di VdT che non ho potuto percorrere questa primavera, a causa dell’abbondante innevamento ancora presente.

Lascio l’auto a Molino di Punta (6), e risalgo il bel sentiero che mi porta al Colle Portia (1). Il bosco ha dei colori magnifici che vanno dal giallo al rosso, passando per tutte le tonalità. La macchina foto, come al solito, mi abbandona dopo la prima fotografia (batterie esauste), e quindi le immagini restano nella mente. La giornata è serena, con un sole tiepido. Attraversando il colle, si passa all’ombra, che in questa stagione non è piacevole. Fortunatamente la discesa è breve ed incrocio la strada sterrata (2) che porta al Colle del Lis, di nuovo al sole. Le Valli di Lanzo si mostrano verso Nord, ed oltre il GranParadiso. La salita è dolce ed in breve raggiungo il colle (3). Da qui piego nuovamente a sinistra, risalendo il pendio che, durante la bella stagione, è luogo di picnic di decine di gruppi allegri e vocianti, ma che ora sembra riposare, al dolce sole autunnale. Salendo, la traccia è marcata con bolli blu, sulle pietre o sul fusto di alberi, segno di una recente ritracciatura. Seguendo, come Pollicino, queste “bricioline” blu, arrivo in cima al Monte Arpone (4) 1608 mt. Lo sguardo spazia al vicino Civrari, su tutte le Valli di Lanzo, sul GranParadiso, sul lontano Monte Rosa e, all’opposto, fino al Monviso. Ma l’ora si fà tarda, e si deve scendere, anche se, in fondo allo zainetto, ho messo la frontale. In ogni caso, la sicurezza mi è data dalle “bricioline” blu, che mi accompagneranno nella discesa, fino alla Madonna della Bassa (5) e poi giù, oltre, fino a Molino di Punta, facendomi percorrere il bel “Sentiero del Ricordo”.

TourArpone.jpg

Insomma, bel giro, belle immagini (nella mente) e grandi complimenti ai tracciatori.

16,1 Km per 1150 D+

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La linea

Ho trovato queste righe sul forum francese “kikourou”, ad opera di Philippe Klein, mi hanno fatto pensare e le ripropongo. L’occasione è buona anche per complimentarsi con un amico.

“Esiste una categoria di uomini e donne che pongono la loro felicità al di là di una linea. Questa linea, generalmente tracciata al suolo, è sempre piazzata ad una distanza precisa da una linea precedente: a 5 km, a 10 km, a 21,1 km o ancora a 42,195 km. A volte la distanza è temporale: 6 ore, 24 ore … Si dice che esista anche una linea posta a 6 giorni dalla prima … Tutte le distanze, tutte le durate sono possibili, ma la linea che le materializza segna sempre un “prima” ed un “dopo”.

Il “prima” è segnato dalla preparazione allo sforzo. Chilometri, ore, passate a correre, abbandonando i propri cari. Giorni e mesi a sorvegliare l’alimentazione, ad allungare i muscoli, a tentare di evitare gli infortuni, a testare il materiale, ed …. a sognare.

A sognare il “dopo”. Di questo attraversamento di una linea tracciata al suolo, che farà entrare queste donne e questi uomini nella loro leggenda personale. Che gli permetterà di dire che loro hanno percorso quella certa distanza in un certo tempo, oppure che in certo tempo hanno percorso quei tanti chilometri. Poco importerà se avranno sofferto o no. Può darsi che ricorderanno i momenti di fatica, il cameratismo, l’euforia, a volte lo scoraggiamento, ma non dimenticheranno certo il momento nel quale avranno superato la linea.”

Jerome.jpg

















Jerome e … la linea della Maratona d’Italia 2009 

 

 

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Da Torino a St.Vincent … 30 anni dopo

Bellissima giornata e bellissimo percorso.
Ho terminato ciò che avevo tentato 30 anni fà ed avevo lasciato incompiuto.
I tempi sono cambiati, le strade sono molto più affollate, la gente va sempre più di fretta, ma l’atmosfera ed il fascino della To-St.Vincent ( copyright o meno ) rimane sempre lo stesso, immutato nel tempo.
Partire dalla città, con le montagne sullo sfondo, vederle avvicinarsi passo dopo passo, trovarsi all’imbocco della Valle d’Aosta, con il buio che scende, arrivare ai piedi della Mongiovetta e finalmente ritornare alla luce in quel di St.Vincent ha un fascino unico, da provare.
Un viaggio, fatto in compagnia di Gianluca, che lascerà traccia nell’animo, alla pari con i più bei trail.
Il ricordo della sensazione provata quando, su di un rettilineo tra Bard ed Arnad, spegnendo la frontale ci siamo trovati, nel buio più totale, davanti al cielo stellato, resterà a lungo.
A volte non occorre andare a cercare queste emozioni, dopo ore di trail, tra le montagne più remote, dopo salite estenuanti o discese vertiginose, perchè queste emozioni sono già dentro di noi, basta creare la situazione per farle uscire.42690023.jpg

Il mio proposito, prima della partenza, era quello di sperimentare il metodo Cyranò (corsa intervallata da tratti di marcia), correndo 9′ e camminando per 1′, da ripetere il più a lungo possibile.
Promosso a pieni voti ! Dopo la prima ora trascorsa a correre tranquillamente, abbiamo adottato il metodo. Dico “abbiamo”, perchè, sul campo, hanno scelto di adeguarsi a questo modo di procedere anche Gianluca e Giuliano (reduce dal Toubkal Trail). Siamo andati avanti tutti e tre fino al 25°, dove Giuliano è stato “vittima” della tentazione della pizza, che ha digerito con difficoltà. Quindi ha rallentato e si è staccato. Con Gian abbiamo proseguito, approssimando ed adattando corsa e marcia in occasione dei rifornimenti (che non capitano mai al termine dei 9 minuti …).
Dopo il 50°, in occasione della lunga discesa, abbiamo corso ininterrottamente per circa 30′, ritornando poi al nostro ritmo.
TA_Erbaluce 003.jpgSolo sulla Monjovet, abbiamo marciato di continuo per circa 20′ per poi rimetterci a correre senza pause fino al traguardo (Gian ha lo spirito competitivo ed era “a caccia” di posizioni…).

Tempo finale : 12h 38min. Inaspettato !

Tirando le somme : metodo perfetto, migliorabile aumentando la velocità dei tratti corsi, stato fisico durante ed al termine, buono. Impostata così, una 100 km può essere paragonabile ( secondo me ) ad un trail di 60 km con dislivello tradizionale.

Chissà che il prossimo anno non ci riprovi, magari allungando un pò di più ( NoveColli ??? ) e vedendo che cosa succede.

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Piove !

Piove !

All’inizio cerchi di fare lo slalom tra le pozzanghere della strada .

Arriva il sentiero; nei tratti pianeggianti, è allagato e ti costringe a passare sul bordo rialzato.

Salendo al Monte Baron.JPG

Passi il colletto e qui la traccia inizia a scendere e si trasforma in ruscello, l’acqua sceglie la via più agevole, che … combinazione … è quella che anche tu devi percorrere. E’ impossibile non conviverci. Salti sulle pietre affioranti, ed ogni tanto il piede scivola nella corrente.

Piove ….. ed ormai oltre che la pelle dei tuoi piedi, l’acqua ha raggiunto i posti più nascosti del tuo corpo. Non ti accorgi nemmeno più che scende dal cielo, come quando sei in mezzo al mare. Solo il vento, sulla cresta, impietoso te lo ricorda, sparandoti le gocce sulla guancia, che ti brucia, punta da mille spilli.

L’ultima discesa, ormai è un ruscello continuo. Provi a salvare il salvabile, ma è impossibile.

Finalmente il sentiero finisce, ci sei quasi, ma … sulla strada sterrata ti si para davanti un ruscello, … poi un altro ed un altro ancora, senza vie di scampo. Ti guardi le scarpe, ormai ridotte ad un unico colore, e ti dici : “… ma si !” e via , dentro.

L’arrivo è vicino, esci dal bosco, tra i prati la strada scende verso un torrente, ma … non si vedono ponti ! Infatti non ce ne sono. Ti fermi sulla riva, 10 metri di acqua e la strada, dalla parte opposta, risale, verso la statale.

Ti metti a ridere e come un bambino ti lasci andare, ti immergi fino alle ginocchia, pensando : “Meglio ! A casa non dovrò lavare le scarpe.”

Continua a piovere !

Ma tu ormai sei sopra le nuvole.

( Maratona Alpina di Valdellatorre 2009 )

(foto di Giuseppe Ruisi)

 

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